Critica di Roberta Ridolfi - 2004
Che cosa resta? Volevamo conquistare il mondo ed il mondo ci ha conquistati….ci viene da pensare, senza retorica, con sincerità. L`umanità assiste impotente alle miserie della storia, lasciandosi attraversare dalle immagini repentine e superficiali della televisione. Tutti ruotiamo nell`orbita ossessa di una contemporaneità ricca di contraddizioni, sterile di risposte. Tuttavia non tutto è perduto, nell`attesa spesso involontaria della conclusione della vita del singolo individuo, si percepisce una luce fioca….La potremmo chiamare romanticamente speranza ma qui preferiamo nominarla come coscienza, come ponderata consapevole presa di coscienza del nostro lato umano. I mezzi per non assecondare l`andamento discutibile delle cose non mancano. Si pensi ad esempio al ruolo rivestito dalle arti, come espressione di un disagio. Un malessere che si è manifestato nel teatro d`avanguardia, nella danza contemporanea, nella poesia ermetica, nelle arti visive attraverso i vari movimenti ormai storicizzati, e così via…Vi è comunque una via nuova da registrare per trasmettere nuovi messaggi d`energia e nuove posizioni poetiche ed è di certo da registrarsi nel fenomeno del ritorno alla pittura. La pittura che nei secoli passati era considerata la regina delle arti ha dovuto cedere, soprattutto intorno agli anni Novanta, ad un periodo di stallo. Una sorta di battitura d`arresto che ha lasciato per un breve periodo spazio alle sperimentazioni tecnologiche del video e del digitale. Si sa, l`arte come la moda è oggi soggetta alle variazioni tonali dei trend delle mode…Ma questo è un discorso che non compete in fondo alla considerazione dell`arte intesa come pura essenza, come espressione della parte imperscrutabile dell`artista, quanto piuttosto all`estetica dell`apparire. Comunque, la nostra intenzione è qui focalizzare l`attenzione sulla originalità poetica dell`esprimersi attraverso la pittura…e per farlo vogliamo parlare dell`opera intrigante e unica di Giuliano Tamburini. Iniziando dal rispondere alla domanda proposta in apertura e che si evince inevitabilmente dall`osservazione delle opere di Tamburini: Che cosa resta?. Cosa resta della speranza nel mondo? Cosa della luce del futuro?….Cosa resta di noi? Se non riusciamo a riflettere la nostra immagine nell`iride limpida e speranzosa dei tanti bambini che affollano i quadri di questo artista cosa possiamo fare? Possiamo leggere il grigio opaco delle figure poste dall`artista in secondo piano, possiamo riconoscere la scena piatta e irreale che fa da sfondo alle persone nitide in primo piano e identificarla in un mondo a noi troppo lontano…Ma questo non è abbastanza! Crediamo che le sembianze delle persone dipinte da Tamburini non siano semplici figure, ma siano piuttosto ritratti d`emozione, monumenti estetici alla fragilità umana delle persone che hanno subito o subiscono troppi attacchi esterni dal tempo che abitano. Non vogliamo tuttavia parlare di paura, né di assenza di speranza, vogliamo invece tracciare nuove possibili vie alla vita da vivere, attraverso la purezza dell`arte. Si può perfino evitare di usare le parole per dire, per contestare, denunziare, la pittura è forse uno dei modi alternativi a questo, ma non ci si può esentare dall`usare il cuore nell`intenzione di manipolare emozioni. Gli occhi che hanno i protagonisti della scena pittorica di Tamburini non esprimono una frase, uno stato d`animo, ma testimoniano l`andamento emotivo di una vita, la loro. L`artista, in fondo, narra una storia di cui esso stesso è protagonista, in quanto coinvolto intimamente nella storia che ha dipinto e che poi è la storia del proprio tempo. Un secondo punto d`energia nel lavoro di Tamburini è di certo l`uso strategico o meglio psicologico del colore. Infatti alla forza cromatica dei colori primari ,e aggiungerei un pò pop, che riempiono le figure in primo piano, si contrappone un uso sapiente e originale del colore argento dei secondi piani. L`interpretazione di queste scelte cromatiche è da attribuire alla posizione delle figure nell`economia della storia narrata. Le figure colorate infatti si trasformano in simboli di buon auspicio per il futuro, rappresentando il tempo presente. Di contro, le figure e la scena che caratterizza il piano più lontano è risolta nei toni del grigio e nell`ambiguità cromatica dell`argento….Ambiguo color argento perché, con il suo essere soggetto alle variazioni d`incidenza della luce, rimanda all`incognita della storia….un`allusione forse all`antico fato, a cui ogni uomo deve rispondere. Un vortice di contemporaneità, di denunzia sociale, di interpretazione attenta della proprio tempo che si attua sui due piani necessari della rappresentazione pittorica: sul piano tecnico attraverso la sperimentazione del mezzo pittorico che non si accontenta della perfezione dell`esecuzione, sul piano della poetica dalla strategica giustapposizione delle figure che si manifestano in tutta la loro intensità. Il confluire delle emozioni, la ponderata sapiente imposizione alla riflessione di cui è capace l`artista conducono ad una emozionata rilettura della storia. Ma qualcosa resta! Il tutto infatti si risolve nell`abbraccio protettivo e speranzoso di una madre verso il proprio figlioletto, alle cui spalle si staglia una grigia indefinibile città, divisa da un cupo, scuro muro. E ancora….Un gioco di bimbi che tirano sassi ad un cannone, confondendo il gioco con la guerra ( il gioco degli adulti!), mentre un bimbo occidentale li osserva…Oppure un bimbo orientale intento a costruire un pallone, mentre alle sue spalle alcuni bimbi giocano con altri palloni….E si potrebbe continuare ma sono le opere di Tamburini ad esprimere il meglio di se, nella visione affascinate di questa mostra. Il suo essere discreto e timido interprete della scena del mondo contrapposto all`esplosione di pura energia nel manifestarsi attraverso la pittura. Una pittura che dichiara di non ricercare il bello, che da tempo ha superato l`accademia, e che oggi si contorce nella convulsa scena contemporanea. Una poetica, quella di Tamburini che non lascia indifferenti, se non fosse altro per il suo essere originale e unica, per il suo essere fatta della materia quasi carnale del mondo. E` l`arte ora, rara forza della sensibilità umana, ha indicare una via d`uscita valida alla vita…Una porta aperta sul mondo e sul futuro che si legge in quadro attraverso due bimbi in costume di spalle, talmente da reali da illudersi di poterli toccare… I due bimbi volgono lo sguardo ai fantasmi grigi dei grattacieli di una grande metropoli. Uno sguardo sull`incognita del futuro, ma è uno sguardo che necessita d`essere interpretato….Ma, quei bambini, come per gioco, non ci mostrano il volto.
Roberta Ridolfi
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